Lo Stato italiano risarcisce 60 mila euro un terrorista islamico

È una follia! Lo Stato italiano risarcisce 60 mila euro un terrorista islamico ucciso in Siria dopo essere stato incarcerato in Italia.
Tre anni fa Brahim Garouan, suo padre Mohammed, imam di Sellia Marina (Catanzaro) e Younes Dahhaki furono arrestati con l’accusa di essere addestratori di terroristi. Gli inquirenti trovarono molto materiale, compresi alcuni video in cui si spiegava agli aspiranti terroristi suicidi come fabbricare una cintura esplosiva.
Eppure incredibilmente la Cassazione li ha assolti sostenendo che “il terrorismo virtuale, fatto di manuali e corsi di formazione, non è reato”.
I tre furono scarcerati e Brahim e suo padre lasciarono l’Italia per tornare in Marocco. Da lì il giovane, a conferma che era un terrorista, andò a combattere in Siria con gli islamici e ad aprile è stato ucciso.
Ora è arrivata l’assurda sentenza di risarcimento: 62mila euro a Dahhaki, 60mila a Garouan. Per la giustizia italiana non si tratta di terroristi e quegli 8 mesi e 8 giorni di ingiusta detenzione meritano un riscarcimento.

Ed è così che lo Stato italiano, cioè noi contribuenti, daremo 60 mila euro alla famiglia di un terrorista islamico acclarato, vissuto e morto da terrorista islamico.
È l’ennesima riprova che le leggi italiane restano inadeguate e soprattutto i nostri magistrati sono follemente ideologizzati in senso islamofilo.
Mi propongo di tenere gratuitamente, per il bene degli italiani e l’interesse supremo dell’Italia, un corso di formazione alla magistratura italiana per spiegare loro come e perché l’unica vera arma del terrorismo islamico è il terrorista stesso che si forma attraverso un lavaggio di cervello praticato nelle moschee o attraverso i libri o Internet. Scagionare il terrorismo virtuale e assolverlo perché non sarebbe reato, significa che i nostri magistrati non hanno capito nulla, ma proprio nulla, del terrorismo islamico.

 

Magdi Allam