A LEZIONE DI TRANS IN UNA SCUOLA PUBBLICA..

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/86/Luxuria,_Vladimir_al_Bologna_Pride_2012_-_2_-_Foto_Giovanni_Dall%27Orto,_9_giugno_2012.jpg

Una conferenza a scuola con Luxuria scatena la protesta dei genitori. Ci sono tutti gli ingredienti per una saga guareschiana al Liceo Classico Muratori di Modena. Se il tema non fosse drammaticamente serio verrebbe persino da sorridere di fronte all’ennesimo tentativo della scuola pubblica di coercizzare le opinioni dei ragazzi in ambito sessuale. Ma qui ci sono di mezzo interessi politici nascosti e il timore persino di far perdere alla scuola il suo buon nome, codificato in anni e anni di duro lavoro. La gender theory non conosce soste ed entra a piedi pari nelle scuole superiori. Nel liceo modenese ad esempio, nobile istituto che forma la classe dirigente dei futuri diplomati, il consiglio di Istituto aveva approvato senza il consenso della totalità dei genitori una assemblea di istituto sul tema della transessualità. E fin qui, passi. Dipende sempre da chi sarà il relatore, se ci sarà contraddittorio, dibattito, esperti dell’una e dell’altra campana secondo la regola aurea dell’audiatur et altera pars. Invece il consiglio d’istituto, di cui fa parte il marito dell’ex viceministro al Welfare Maria Cecilia Guerra, paladina della gender theory, ha deciso in maniera unilaterale. La scuola per la verità ha anche anche altri studenti illustri, come le figlie dell’ex ministro Cecile Kyenge: entrambe di marca Pd, una deputata e l’altra senatrice, le due Cecilie erano le pasionarie dell’ideologia omosessualità all’interno del governo Letta. Oggi la vicenda del Muratori le coinvolge direttamente come genitori. Chissà se saranno tra i 50 genitori che hanno scritto una lettera al preside per manifestare tutta la loro contrarietà all’iniziativa?

“Gli ospiti interpellati per trattare l’argomento coi ragazzi – scrivono nella missiva indirizzata al preside e ai dirigenti regionali della scuola -, oltre ad un medico endocrinologo della zona, sono il Presidente dell’Arcigay di Modena e il Signor Vladimiro Guadagno, detto Vladimir Luxuria. Queste persone evidentemente esprimeranno scelte personali già avvenute e conclamate in base alla loro storia ed al loro ambito culturale e valoriale di riferimento”.

I genitori all’inizio erano partiti guardinghi e con le migliori intenzioni. Richieste con messaggi di fumo alla direzione didattica per inserire almeno un contraltare da scegliere nel mondo pro life e pro family. Ma non c’è stato niente da fare. Tanto più che la conferenza doveva tenersi già a febbraio, ma il preside, intuendo possibili risvolti mediatici all’evento che avrebbero messo in imbarazzo la scuola, ha optato per spostarla a dopo il 28 febbraio, data in cui sono chiuse le iscrizioni all’anno scolastico 2014-2015.

“È importante verificare insieme ai ragazzi che le tematiche siano trattate in modo completo, che gli esperti invitati abbiano una competenza accertata e siano in grado di presentare ricerche e studi capaci di esprimere il dibattito scientifico-culturale sull’argomento, oltre che ambiti differenti di riflessione”, dicono oggi i genitori che hanno chiesto aiuto alle associazioni pro family modenesi. “Se questo è valido per ogni tematica, lo è ancor più per il tema della transessualità che va necessariamente ricondotto alla dimensione ben più vasta dell’espressione della persona e della sua sessualità. Si tratta, in sostanza, di un argomento delicatissimo e strettamente connesso alle scelte educative, culturali, e valoriali che ogni famiglia esprime al proprio interno con scelte specifiche”.

La missiva a cui non è stata data risposta insiste sul fatto che “tutti i nostri ragazzi, ed in particolare quelli delle prime classi, per età, formazione e livello di maturità potrebbero essere profondamente influenzati nelle loro dinamiche interiori ed interpersonali da un approfondimento parziale o ideologico del tema”. Ma “con disappunto abbiamo constatato che in questa delicata situazione, attinente la sfera educativa familiare, non sono stati coinvolti i genitori attraverso i rappresentanti di classe affinché esprimessero il loro parere rispetto all’opportunità dell’incontro, alla scelta dei relatori, ed alle modalità organizzative specifiche. Ne siamo venuti a conoscenza solo attraverso i racconti dei ragazzi o alcune comunicazioni informali tra genitori”.

Un comportamento a loro dire poco corretto che contraddice lo spirito dell’articolo 30 della Costituzione che riconosce la libertà educativa delle famiglie e che sancisce il diritto dovere dei genitori ad educarli. A voler poi mettere la questione dal punto di vista normativo ci sarebbe da citare anche la legge 59 – 1997, art. 21, che al comma 9 prevede: “L’autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto di apprendere” e la legge 53 – 2003 all’art.1, la quale ricorda come la riforma persegua il fine di “favorire la crescita e la valorizzazione della persona umana nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze, dell’identità di ciascuno e delle scelte educative della famiglia, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori”.

Principio, quello della libertà educativa, non negoziabile e riconosciuto anche da atti internazionali quali la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (art 26). Proprio sulla base di questo diritto i genitori hanno sentito il bisogno di “esprimerlo a tutela dei nostri figli e delle nostre famiglie, così come d’altra parte è stabilito dalle linee di indirizzo sulla “Partecipazione dei genitori e alla corresponsabilità educativa” emanate dal MIUR a dicembre 2012”. Poi proseguono agguerriti: “Ci domandiamo come possa favorire lo sviluppo del pensiero critico un evento che su un tema così delicato e complesso permetta l’espressione di un unico punto di vista”.

Accade poi a volte che certi concetti se non vengono compresi con le parole si facciano strada con altri mezzi. Quali? Il portafoglio. “In questi giorni il Dirigente Scolastico ha raggiunto le famiglie con una comunicazione scritta chiedendo alle stesse di elargire un contributo economico volontario e significativo a sostegno dei progetti e delle varie iniziative della scuola che completano il pacchetto formativo e culturale. Ci sembra improbabile ottenere il sostegno economico delle famiglie alla scuola se le risorse verranno utilizzate per iniziative che bypassano il coinvolgimento tempestivo e doveroso dei genitori e possono scontrarsi con le scelte educative personali e familiari”.

La lettera termina chiedendo al preside di “garantire un confronto di posizioni anche estremamente differenti o sia organizzato un secondo incontro formativo rivolto agli studenti, ma anche ai genitori ed agli insegnanti, che siano interessati ad un approfondimento scientifico e culturale ben più ampio dello stesso tema”. Ma ormai il tempo è tiranno. La conferenza è prevista per il 18 marzo. Fermarla o farle cambiare programma è sempre più arduo.

 

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-metti-un-luxuria-in-cattedraa-rieducaregli-studenti-8641.htm

Metti un Luxuria in cattedra, a rieducare gli studenti

di Andrea Zambrano

Una conferenza a scuola con Luxuria scatena la protesta dei genitori. Ci sono tutti gli ingredienti per una saga guareschiana al Liceo Classico Muratori di Modena. Se il tema non fosse drammaticamente serio verrebbe persino da sorridere di fronte all’ennesimo tentativo della scuola pubblica di coercizzare le opinioni dei ragazzi in ambito sessuale. Ma qui ci sono di mezzo interessi politici nascosti e il timore persino di far perdere alla scuola il suo buon nome, codificato in anni e anni di duro lavoro. La gender theory non conosce soste ed entra a piedi pari nelle scuole superiori. Nel liceo modenese ad esempio, nobile istituto che forma la classe dirigente dei futuri diplomati, il consiglio di Istituto aveva approvato senza il consenso della totalità dei genitori una assemblea di istituto sul tema della transessualità. E fin qui, passi. Dipende sempre da chi sarà il relatore, se ci sarà contraddittorio, dibattito, esperti dell’una e dell’altra campana secondo la regola aurea dell’audiatur et altera pars. Invece il consiglio d’istituto, di cui fa parte il marito dell’ex viceministro al Welfare Maria Cecilia Guerra, paladina della gender theory, ha deciso in maniera unilaterale. La scuola per la verità ha anche anche altri studenti illustri, come le figlie dell’ex ministro Cecile Kyenge: entrambe di marca Pd, una deputata e l’altra senatrice, le due Cecilie erano le pasionarie dell’ideologia omosessualità all’interno del governo Letta. Oggi la vicenda del Muratori le coinvolge direttamente come genitori. Chissà se saranno tra i 50 genitori che hanno scritto una lettera al preside per manifestare tutta la loro contrarietà all’iniziativa?

“Gli ospiti interpellati per trattare l’argomento coi ragazzi – scrivono nella missiva indirizzata al preside e ai dirigenti regionali della scuola -, oltre ad un medico endocrinologo della zona, sono il Presidente dell’Arcigay di Modena e il Signor Vladimiro Guadagno, detto Vladimir Luxuria. Queste persone evidentemente esprimeranno scelte personali già avvenute e conclamate in base alla loro storia ed al loro ambito culturale e valoriale di riferimento”.

I genitori all’inizio erano partiti guardinghi e con le migliori intenzioni. Richieste con messaggi di fumo alla direzione didattica per inserire almeno un contraltare da scegliere nel mondo pro life e pro family. Ma non c’è stato niente da fare. Tanto più che la conferenza doveva tenersi già a febbraio, ma il preside, intuendo possibili risvolti mediatici all’evento che avrebbero messo in imbarazzo la scuola, ha optato per spostarla a dopo il 28 febbraio, data in cui sono chiuse le iscrizioni all’anno scolastico 2014-2015.

“È importante verificare insieme ai ragazzi che le tematiche siano trattate in modo completo, che gli esperti invitati abbiano una competenza accertata e siano in grado di presentare ricerche e studi capaci di esprimere il dibattito scientifico-culturale sull’argomento, oltre che ambiti differenti di riflessione”, dicono oggi i genitori che hanno chiesto aiuto alle associazioni pro family modenesi. “Se questo è valido per ogni tematica, lo è ancor più per il tema della transessualità che va necessariamente ricondotto alla dimensione ben più vasta dell’espressione della persona e della sua sessualità. Si tratta, in sostanza, di un argomento delicatissimo e strettamente connesso alle scelte educative, culturali, e valoriali che ogni famiglia esprime al proprio interno con scelte specifiche”.

La missiva a cui non è stata data risposta insiste sul fatto che “tutti i nostri ragazzi, ed in particolare quelli delle prime classi, per età, formazione e livello di maturità potrebbero essere profondamente influenzati nelle loro dinamiche interiori ed interpersonali da un approfondimento parziale o ideologico del tema”. Ma “con disappunto abbiamo constatato che in questa delicata situazione, attinente la sfera educativa familiare, non sono stati coinvolti i genitori attraverso i rappresentanti di classe affinché esprimessero il loro parere rispetto all’opportunità dell’incontro, alla scelta dei relatori, ed alle modalità organizzative specifiche. Ne siamo venuti a conoscenza solo attraverso i racconti dei ragazzi o alcune comunicazioni informali tra genitori”.

Un comportamento a loro dire poco corretto che contraddice lo spirito dell’articolo 30 della Costituzione che riconosce la libertà educativa delle famiglie e che sancisce il diritto dovere dei genitori ad educarli. A voler poi mettere la questione dal punto di vista normativo ci sarebbe da citare anche la legge 59 – 1997, art. 21, che al comma 9 prevede: “L’autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto di apprendere” e la legge 53 – 2003 all’art.1, la quale ricorda come la riforma persegua il fine di “favorire la crescita e la valorizzazione della persona umana nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze, dell’identità di ciascuno e delle scelte educative della famiglia, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori”.

Principio, quello della libertà educativa, non negoziabile e riconosciuto anche da atti internazionali quali la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (art 26). Proprio sulla base di questo diritto i genitori hanno sentito il bisogno di “esprimerlo a tutela dei nostri figli e delle nostre famiglie, così come d’altra parte è stabilito dalle linee di indirizzo sulla “Partecipazione dei genitori e alla corresponsabilità educativa” emanate dal MIUR a dicembre 2012”. Poi proseguono agguerriti: “Ci domandiamo come possa favorire lo sviluppo del pensiero critico un evento che su un tema così delicato e complesso permetta l’espressione di un unico punto di vista”.

Accade poi a volte che certi concetti se non vengono compresi con le parole si facciano strada con altri mezzi. Quali? Il portafoglio. “In questi giorni il Dirigente Scolastico ha raggiunto le famiglie con una comunicazione scritta chiedendo alle stesse di elargire un contributo economico volontario e significativo a sostegno dei progetti e delle varie iniziative della scuola che completano il pacchetto formativo e culturale. Ci sembra improbabile ottenere il sostegno economico delle famiglie alla scuola se le risorse verranno utilizzate per iniziative che bypassano il coinvolgimento tempestivo e doveroso dei genitori e possono scontrarsi con le scelte educative personali e familiari”.

La lettera termina chiedendo al preside di “garantire un confronto di posizioni anche estremamente differenti o sia organizzato un secondo incontro formativo rivolto agli studenti, ma anche ai genitori ed agli insegnanti, che siano interessati ad un approfondimento scientifico e culturale ben più ampio dello stesso tema”. Ma ormai il tempo è tiranno. La conferenza è prevista per il 18 marzo. Fermarla o farle cambiare programma è sempre più arduo.

Fonte

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Metti un Luxuria in cattedra, a rieducare gli studenti

di Andrea Zambrano

Una conferenza a scuola con Luxuria scatena la protesta dei genitori. Ci sono tutti gli ingredienti per una saga guareschiana al Liceo Classico Muratori di Modena. Se il tema non fosse drammaticamente serio verrebbe persino da sorridere di fronte all’ennesimo tentativo della scuola pubblica di coercizzare le opinioni dei ragazzi in ambito sessuale. Ma qui ci sono di mezzo interessi politici nascosti e il timore persino di far perdere alla scuola il suo buon nome, codificato in anni e anni di duro lavoro. La gender theory non conosce soste ed entra a piedi pari nelle scuole superiori. Nel liceo modenese ad esempio, nobile istituto che forma la classe dirigente dei futuri diplomati, il consiglio di Istituto aveva approvato senza il consenso della totalità dei genitori una assemblea di istituto sul tema della transessualità. E fin qui, passi. Dipende sempre da chi sarà il relatore, se ci sarà contraddittorio, dibattito, esperti dell’una e dell’altra campana secondo la regola aurea dell’audiatur et altera pars. Invece il consiglio d’istituto, di cui fa parte il marito dell’ex viceministro al Welfare Maria Cecilia Guerra, paladina della gender theory, ha deciso in maniera unilaterale. La scuola per la verità ha anche anche altri studenti illustri, come le figlie dell’ex ministro Cecile Kyenge: entrambe di marca Pd, una deputata e l’altra senatrice, le due Cecilie erano le pasionarie dell’ideologia omosessualità all’interno del governo Letta. Oggi la vicenda del Muratori le coinvolge direttamente come genitori. Chissà se saranno tra i 50 genitori che hanno scritto una lettera al preside per manifestare tutta la loro contrarietà all’iniziativa?

“Gli ospiti interpellati per trattare l’argomento coi ragazzi – scrivono nella missiva indirizzata al preside e ai dirigenti regionali della scuola -, oltre ad un medico endocrinologo della zona, sono il Presidente dell’Arcigay di Modena e il Signor Vladimiro Guadagno, detto Vladimir Luxuria. Queste persone evidentemente esprimeranno scelte personali già avvenute e conclamate in base alla loro storia ed al loro ambito culturale e valoriale di riferimento”.

I genitori all’inizio erano partiti guardinghi e con le migliori intenzioni. Richieste con messaggi di fumo alla direzione didattica per inserire almeno un contraltare da scegliere nel mondo pro life e pro family. Ma non c’è stato niente da fare. Tanto più che la conferenza doveva tenersi già a febbraio, ma il preside, intuendo possibili risvolti mediatici all’evento che avrebbero messo in imbarazzo la scuola, ha optato per spostarla a dopo il 28 febbraio, data in cui sono chiuse le iscrizioni all’anno scolastico 2014-2015.

“È importante verificare insieme ai ragazzi che le tematiche siano trattate in modo completo, che gli esperti invitati abbiano una competenza accertata e siano in grado di presentare ricerche e studi capaci di esprimere il dibattito scientifico-culturale sull’argomento, oltre che ambiti differenti di riflessione”, dicono oggi i genitori che hanno chiesto aiuto alle associazioni pro family modenesi. “Se questo è valido per ogni tematica, lo è ancor più per il tema della transessualità che va necessariamente ricondotto alla dimensione ben più vasta dell’espressione della persona e della sua sessualità. Si tratta, in sostanza, di un argomento delicatissimo e strettamente connesso alle scelte educative, culturali, e valoriali che ogni famiglia esprime al proprio interno con scelte specifiche”.

La missiva a cui non è stata data risposta insiste sul fatto che “tutti i nostri ragazzi, ed in particolare quelli delle prime classi, per età, formazione e livello di maturità potrebbero essere profondamente influenzati nelle loro dinamiche interiori ed interpersonali da un approfondimento parziale o ideologico del tema”. Ma “con disappunto abbiamo constatato che in questa delicata situazione, attinente la sfera educativa familiare, non sono stati coinvolti i genitori attraverso i rappresentanti di classe affinché esprimessero il loro parere rispetto all’opportunità dell’incontro, alla scelta dei relatori, ed alle modalità organizzative specifiche. Ne siamo venuti a conoscenza solo attraverso i racconti dei ragazzi o alcune comunicazioni informali tra genitori”.

Un comportamento a loro dire poco corretto che contraddice lo spirito dell’articolo 30 della Costituzione che riconosce la libertà educativa delle famiglie e che sancisce il diritto dovere dei genitori ad educarli. A voler poi mettere la questione dal punto di vista normativo ci sarebbe da citare anche la legge 59 – 1997, art. 21, che al comma 9 prevede: “L’autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto di apprendere” e la legge 53 – 2003 all’art.1, la quale ricorda come la riforma persegua il fine di “favorire la crescita e la valorizzazione della persona umana nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze, dell’identità di ciascuno e delle scelte educative della famiglia, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori”.

Principio, quello della libertà educativa, non negoziabile e riconosciuto anche da atti internazionali quali la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (art 26). Proprio sulla base di questo diritto i genitori hanno sentito il bisogno di “esprimerlo a tutela dei nostri figli e delle nostre famiglie, così come d’altra parte è stabilito dalle linee di indirizzo sulla “Partecipazione dei genitori e alla corresponsabilità educativa” emanate dal MIUR a dicembre 2012”. Poi proseguono agguerriti: “Ci domandiamo come possa favorire lo sviluppo del pensiero critico un evento che su un tema così delicato e complesso permetta l’espressione di un unico punto di vista”.

Accade poi a volte che certi concetti se non vengono compresi con le parole si facciano strada con altri mezzi. Quali? Il portafoglio. “In questi giorni il Dirigente Scolastico ha raggiunto le famiglie con una comunicazione scritta chiedendo alle stesse di elargire un contributo economico volontario e significativo a sostegno dei progetti e delle varie iniziative della scuola che completano il pacchetto formativo e culturale. Ci sembra improbabile ottenere il sostegno economico delle famiglie alla scuola se le risorse verranno utilizzate per iniziative che bypassano il coinvolgimento tempestivo e doveroso dei genitori e possono scontrarsi con le scelte educative personali e familiari”.

La lettera termina chiedendo al preside di “garantire un confronto di posizioni anche estremamente differenti o sia organizzato un secondo incontro formativo rivolto agli studenti, ma anche ai genitori ed agli insegnanti, che siano interessati ad un approfondimento scientifico e culturale ben più ampio dello stesso tema”. Ma ormai il tempo è tiranno. La conferenza è prevista per il 18 marzo. Fermarla o farle cambiare programma è sempre più arduo.

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